Pontida. In Italia non è un raduno, ma "il" raduno. Un evento mediatico di una certa forza, di richiamo assoluto, almeno in relazione alla politica. Quella politica della quale moltissimi dicono di essere stufi ma il sospetto che proprio coloro che si dichiarano stanchi, esclamando frasi più o meno mandate a memoria, la seguano con interesse è concreto. Forse, anche se questo non deve e non può far piacere, proprio manifestazioni come quella di Pontida tengono in qualche modo quell'interesse vivo. 

   Ascoltando e guardando Bossi nei suoi poco più di trenta minuti di comizio nel Grande Prato, la prima sensazione è quella di un lento ma progressivo ed ineluttabile "allineamento" della Lega alla politica reale, un percorso che il Carroccio fa inesorabilmente ed inevitabilmente verso la capacità definitiva di mediare e direi mediare sé stessa, soprattutto. Proprio Bossi è parso non dico sconcertato di fronte all'urlo "secessione secessione" della folla verde, ma quanto meno intento a riequilibrare il clima, proseguendo il discorso su temi importanti che non sono poi così circoscritti alla famosa "Padania libera". Ebbene, due o tre volte il leader della Lega, per così dire, "calmato" la folla, per poter continuare il discorso. Il popolo obbedisce al Senatur, sempre. 

   Il discorso, già. C'è stato un passaggio nel quale Bossi, rivendicando per le sue terre  determinati provvedimenti soprattutto in area fiscale e in tema di sicurezza del territorio, ha sottolineato come il Nord potrebbe in tal modo essere di nuovo la "locomotiva del Paese". Dov'è, dunque, la secessione? E' un tratto di vivacità, di colore, non certo un progetto né una vera ambizione. Un discorso che merita attenzione nei contenuti molto più che nei toni, che nella sostanza ha disegnato la Lega come forza di Governo, chiarendo l'intento di portare avanti questa legislatura, pur senza mai dissolverne nemmeno in parte l'identità e le origini, e che ha soprattutto richiamato con forza riforme che non sono certo per la Padania ma per il Paese. Riforme che vanno portate a compimento e "ritagliate" da un lato per il Nord, dall'altro per il Sud che, in termini assoluti e visti i margini di crescita, locomotiva potrebbe alla fine esserlo molto più che le regioni rappresentate a Pontida. 

   Bossi ha usato toni molto decisi verso Tremonti e Maroni: si, verso i "suoi" ministri, ai quali ha lanciato il mònito ricordando loro che in assenza dei provvedimenti a suo tempo inseriti ben saldamente nel programma della coalizione, alle prossime politiche il popolo Leghista avrebbe pronto un bel benservito.

   Insomma, l'Umbert ha, ancor più che in passato, palesata una capacità di stare nella squadra spiccatissima e notevolmente maturata. Non a caso ha manifestato apertamente la gratitudine a Berlusconi, riconoscendo che con le sinistre mai e mai si sarebbe potuti pervenire al Federalismo, così come altre "cose buone" sono state fatte. 

   Per chiudere, si può dire che la questione dello spostamento dei Ministeri, o meglio l'istituzione di alcuni  uffici dislocati fuori da Roma, è certamente un argomento che non può togliere il sonno a nessuno e, magari, può essere utile per impegnare qualcuno per un pò. Niente male.

   Detto tutto ciò, come lo stesso Bossi ha bisbigliato ieri, alla verifica odierna, poi, "può succedere di tutto". Non avevamo dubbi.

Redazione