consiglioprovinciale2agosto2011-crema-01 In relazione  al Consiglio Provinciale del 2 agosto scorso merita sicuramente qualche riflessione aggiuntiva il passaggio del quinto ed ultimo punto all'ordine del giorno: l'approvazione del rendiconto finanziario 2010, che avrebbe dovuto essere ratificato dalla precedente amministrazione provinciale. In una discussione nella quale gli esponenti del centrosinistra hanno sostanzialmente "massacrato" la Presidenza D'Ascanio, rea tra le tante altre cose appunto di non aver condotto in porto l'approvazione del rendiconto finanziario 2010, trasmesso in eredità al Consiglio subentrante, ho voluto proporre un intervento con lo scopo di mettere in chiaro, senza mezzi termini, come a volte il cosiddetto "gioco politico" riesca a perdersi in un bicchier d'acqua. 

   consiglioprovinciale2agosto2011-venittelli-01 Dopo la relazione dell'assessore per competenza, Talucci, che ha  in verità incassato un apprezzamento generale e diffuso, si sono avvicendati al microfono i vari consiglieri. Dal canto mio, appena presa la parola, ho inteso  immediatamente chiarire che non avrei votato  il rendiconto, mantenendo la stessa posizione tenuta a suo tempo in fase di voto del previsionale, del quale il rendiconto consuntivo è ovviamente "figlio". Ho esposto senza limatire le mie  motivazioni, precisando che sarebbe stato illogico, incoerente ed incongruente cambiare orientamento in materia. Non ho poi potuto esimermi dall'esternare una serie di considerazioni squisitamente politiche sugli inteventi ascoltati fino a quel momento, in primis Nagni (IDV). E' stato utile a mio avviso ricordare che i consiglieri del partito di Di Pietro, che erano  davvero tanti all'epoca, votarono il bilancio di previsione e che, quindi, non si capisce perché non abbiano ribadito la "fiducia" in sede di approvazione del  consuntivo. Non solo: il fatto che D'Ascanio, contro il quale oggi lo stesso centrosinistra si scaglia, non abbia portato in approvazione il rendiconto vuol dire che evidentemente lo sfaldamento del centrosinistra è stato tale da non permettere di avere una maggioranza alla quale sottoporre il documento. Insomma, emerge che Il centrosinistra oggi boccia il centrosinistra, non approva quanto fatto da D'Ascanio che di certo non fummo noi del centrodestra a candidare e proporre, senza dimenticare che la passata amministrazione si è retta anche grazie al contributo di alcuni tra noi, consiglieri eletti nel centrodestra. In un momento politico afflitto da tanta confusione e da troppi tentativi di arrampicarsi sugli specchi, mi è parso doveroso mettere dei paletti alla discussione, uscendo dalla retorica e dalla pur necessaria esigenza di "andare avanti", proponendo sostanzialmente un monito: che non si ripeta una situazione di questo genere, per ritrovarsi da un lato con il fiato della Corte dei Conti sul collo, dall'altro con coalizioni ancor più spaccate ed incapaci di governare. 

   In replica al mio discorso di Crema  è intervenuta Laura Venittelli che ha rivendicato il comportamento responsabile e coraggioso di un centrosinistra che non nasconde il fallimento della scorsa amministrazione, un coraggio che non sarebbe patrimonio del centrodestra, a suo dire incapace di ammettere il fallimento del Governo Regionale di Michele Iorio e di proporre  un altro nome. Un coraggio che invece ha portato la coalizione di centrosinistra a candidare Micaela Fanelli, ben sapendo di non poter riproporre D'Ascanio. Non bastasse, mi ha rinfacciato  di essere stato uno dei salvagenti di D'Ascanio, assieme a qualcun altro, che diversamente non sarebbe andato avanti (<<Grazie a te e Remo Grande qualcosa è cambiato, altrimenti D'Ascanio sarebbe andato via prima...>> E' tutto dire). Insomma, la responsabilità del fallimento (soprattutto negli ultimi due anni di mandato) della presidenza  D'Ascanio, compresa la mancata approvazione del consuntivo finanziario,  sarebbe stata  addirittura nostra, tesi quanto meno dubbia. L'appoggio mio e di qualche altro consigliere in determinate situazioni fu sempre  motivato dalla coscienziosa attuazione di una politica capace di approvare i provvedimenti della controparte, se validi e funzionali al territorio.

   E' singolare che un atteggiamento di coerenza e improntato al ragionamento, in una filosofia pratica e che antepone i risultati e le soluzioni alle chiacchiere, l'impegno a non ingessare le istituzioni immolandole sulla contrapposizione da "conquista delle poltrone", diventi addirittura una colpa.

   Preferisco sottolineare altro: da rappresentante delle  Istituzioni, incaricato dal voto popolare, ho voluto dimostrare che la politica può essere interpretata senza disintegrare princìpi, convinzioni, ideali e coerenza, votando il documento/chiave di qualsiasi amministrazione per quel che è e contiene, non sconfessando la posizione tenuta solo pochi mesi prima di fronte al previsionale. Non si tratta della prima "prova" di questo tipo offerta da me e mi permetto di ricordarlo: opero con l'intento di  andare molto al sodo e di non essere tra coloro che sacrificano logica, realtà ed esigenze della collettività sull'altare dell'opportunismo politico. Sia chiaro: il "senso di responsabilità" che la maggioranza martedi' scorso ha messo in campo per mandare avanti i lavori, così come quello dell'opposizione che si è astenuta per non fare ostruzionismo, sono certamente comprensibili, anche giusti, da apprezzare e certamente "dovuti". Resta però una domanda: come mai il senso di responsabilità nel caso del centrosinistra, ovvero delle parti di esso che accettarono e votarono il previsionale, non si è tradotto in un voto ancora una volta favorevole? Quale senso di responsabilità, visto che il centrosinistra è "retrocesso" da un voto a favore ad un'astensione? Sarebbe stato disdicevole ribadire il voto a suo tempo pronunziato sul previsionale?

   Il mondo è bello perché è vario; la politica, oltre che essere "varia", è altamente contraddittoria non appena cambia il vento. Per fortuna esistono le eccezioni.

Roberto